CENNI STORICI E TOPONOMASTICI
Il territorio di Roccabianca fu popolato da antica data, come testimoniano reperti archeologici d'età romana rinvenuti nel 1841.
In origine il luogo si chiamava Rezinoldo o Arzenoldo (argine alto), mentre il termine Roccabianca compare dopo la meta del Quattrocento e ha due interpretazioni: dal colore degli intonaci del castello, nel racconto di alcuni testimoni oculari della fondazione, oppure quale omaggio alla milanese
Bianca Pellegrini da Como, moglie di Melchiorre d’Arluno, come sostiene il biografo coevo Jacopo Caviceo alludendo ai rapporti della nobildonna con il fondatore Pier Maria Rossi, signore d'un ampio stato feudale e già condottiero alla corte visconteo-sforzesca.

La zona risultava in parte fortificata già dal 1284, quando il vescovo Obizzo Sanvitale per tutelare commercialmente Parma dalle città confinanti aveva munito i passaggi di confine con
torri di guardia, tra cui "unum batifredum super pontem de Arzenoldo“, riservandosi il controllo sul transito delle merci.
È Salimbene de Adama a raccontarlo, nella sua Cronica. 

IL CASTELLO
L’esatta data d'avvio dei lavori nella fortezza che prenderà il nome di Roccabianca, sicuramente completata entro il 1453 e ignota; secondo alcuni storici fu realizzata in due tempi, inglobando una torre preesistente: la parte a sud nel 1446 circa e quella verso nord attomo al 1460. In un documento del dicembre 1460 si legge che Pier Maria Rossi stava all'epoca fortificando a Rezinoldo una torre "cum lo muro grossissimo", presso cui aveva cominciato a far costruire “un cepto” e a far scavare fosse. Dopo aver costruito l’imponente edificio, su progetto di Giacomo dal Miglio e Giacomo Lanzo, e fors’anche con apporto progettuale personale, il Rossi ne mantenne il possesso fino alla morte, avvenuta nel 1482.
Nel testamento del 1464 e con un atto notarile firmato tre anni dopo ne fece dono alla Pellegrini.

La relazione con Bianca, concomitante al legame nuziale di Pier Maria con Antonia Torelli, ebbe peraltro grande influenza sulla committenza artistica rossiana, ispirando cicli pittorici tra i più straordinari del Quattrocento italiano.
L’architettura del castello (localmente: “la Rocca”),che aveva la particolarità di sorgere proprio sul confine tra le diocesi di Parma e di Cremona, si pone nel solco della prassi costruttiva quattrocentesca, seguendo il modello tipologico di vari altri insediamenti castellani parmensi, in cui sono compresenti le funzioni militari e quelle residenziali tipiche di una corte signorile.
Si sviluppa in senso orizzontale e presenta l’impianto geometrico regolare tipico dei castelli di pianura, con un cortile centrale, due torri angolari quadrate disposte sulla diagonale di base e un alto mastio a due corpi sovrapposti, situato all'interno in posizione decentrata.

Prospetti murari esterni e mastio sono provvisti superiormente di beccatelli e caditoie, che costituiscono l’apparato di difesa piombante o a sporgere.
La rocca era dotata di una seconda cinta muraria, spianata nel 1557 in seguito al trattato di Gand e di un doppio fossato: l’esterno fu eliminato nel 1890, quello interno era invaso dall’acqua fino agli inizi del ‘900.

Dopo la scomparsa del Rossi il feudo di Roccabianca passò a Giovanfrancesco Pallavicino, cui subentrò il figlio Rolando e nel 1524 ai Rangoni di Modena, con il matrimonio tra il conte Lodovico e Barbara Pallavicino. Nel 1785 fu nuovamente assegnato ai Pallavicino ma nel 1851, estintasi la linea maschile,
Maria Luigia d’Austria lo avocò alla Camera Ducale. Nel 1901 il castello fu ceduto alla famiglia Facchi di Brescia e da questa, privo degli arredi, nel 1968 al cav. Mario Scaltriti. Quest’ultimo, dopo averne fatto la sede per l’invecchiamento dei distillati dell’azienda Faled, ne ha promosso il restauro, l’apertura al pubblico e l’inserimento nei circuiti turistici.

SALA RANGONI
Gli affreschi di questa sala sono l’ultima scoperta del castello: infatti, fino al 2004, le pareti erano ancora interamente ricoperte d’intonaci stesi nel ‘900. Al di sotto, in ogni modo, già comunicava ad intravedersi la decorazione sottostante.
Dopo avere compiuto diversi saggi di controllo, si è proceduto con il restauro per togliere gli intonaci superficiali e ritrovare così un’altra sala affrescata.
Ci troviamo qui ancora nell’ambito dei Rangoni, poiché nella Volta sono presenti conchiglie realizzate in stucco, ma il periodo è più tardo: siamo, infatti, tra la fine del 1600 e gli inizi del 1700.
La Madonna col Bambino posta nella lunetta sopra la finestra è stata datata ad un 1700 pieno, mentre il resto della decorazione, quasi un loggiato aperto su un giardino, di poco precedente, e realizzato con la tecnica del “trompe l’oeil”.

Sala Rangoni
Madonna con Bambino, Sala Rangoni